NON TI SENTI ACCOLTA
Lo desideri più di ogni cosa al mondo e fai di tutto per cercare questo contatto. Mendichi in ogni campo, in ogni ruolo. E ancora non trovi questa desiderata unione e ti fa arrabbiare terribilmente perché è un tuo diritto questo amore che ti vede, che manca e che silenziosamente ti logora da dentro.
Ti parla?
Alla radice più antica dei nostri bisogni c’è il bisogno di essere accolti e riconosciuti. Quando esiste un’impronta profonda a livello cellulare, derivante probabilmente dalla gestazione o dal concepimento, tu continui, per TUTTA LA VITA, a mendicare questo abbraccio, questa necessità di essere accolta.
Tutta la vita si basa su questo, sul colmare questo grande buco emotivo che dirige, a tua insaputa, ogni azione.
Rimani piccola per paura che, nella grandezza, qualcuno ti possa rifiutare. Rimani zitta perché potresti dire qualcosa di sbagliato e potresti essere giudicata e rifiutata. Rimani congelata emotivamente perché hai paura di quella rabbia violenta, così sconveniente: potresti fare schifo a tutti.
E allora non c’è libertà e non c’è grandezza. Non c’è nessun dare, perché in realtà tu ogni volta che dai stai chiedendo quell’abbraccio.
La buona notizia è che tutto questo ha un senso. Tutta questa indignazione mista a paura, mista a tristezza che senti, ha un potere una volta tolto il coperchio della pentola a pressione.
Aprire i cancelli dell’inferno interiore per me significa questo: liberare una quantità immensa di energia vitale bloccata. Significa vedere la belva per quello che è, conoscerla, raccoglierne il potere, ammaestrarla, amarla infine.
Non solo hai il diritto di essere accolta, ma sei accolta dal momento in cui Dio ha avuto l’idea di te. Sei benvenuta e, solo per il fatto che sei viva, sei desiderata e amata dalla Vita e da Dio.
Questa può diventare un’esperienza corporea e, quando lo diventa, si aprono i cancelli del paradi
